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Badia e dintorni

Abbazia della Vangadizza

Abbazia della Vangadizza

L’Abbazia risale alla metà del X secolo quando gli Estensi chiamarono a Badia i Benedettini ai quali trasferirono diversi loro possedimenti che avevano in loco. Già nella prima metà del 1200 ai Benedettini regolari succedettero i Camaldolesi che reggerranno le sorti del monastero fino alla sua soppressione avvenuta in modo definitivo con il decreto napoleonico del 1810. Certamente il chiostro a pianta trapezoidale, che risale al 1200, è l’elemento architettonico più interessante e suggestivo dell’Abbazia. Dal chiostro, attraverso un elegante portale in marmo rosso di Verona si accede al refettorio e attraversata la porta di fronte ci si trova nel giardino dell’Abate, dal quale si giunge nella piazza della Vangadizza, un ampio spazio davanti all’ex chiesa dell’Abbazia della Vangadizza. Della chiesa oggi rimangono i soli muri perimetrali poiché la chiesa è stata demolita nel 1836 durante il periodo di proprietà francese.

Teatro Sociale

Teatro Sociale

Il teatro venne costruito nel 1813 dal badiese Bartolomeo Dente; successivamente nel 1836 passa in proprietà di una Società di Palchisti e prende il nome di Teatro Sociale. Nel 1855 vengono eseguiti lavori di restauro e ampliamento. La decorazione è frutto del gran lavoro del ferrarese Francesco Saraceni e del veneto Giovanni Abriani, mentre i fregi intagliati sono di Luigi Voltini. La facciata si presenta una disadorna, ma l’interno è ricco di bellissime decorazioni e dipinti. Il palcoscenico conserva ancora intatti i macchinari in legno originari.

Chiesa San Giovanni Battista

Chiesa San Giovanni Battista

Vi sono documenti che ne attestano l’esistenza fin dal secolo XII. Dapprima Cappella Monachorum, dipendente dall’Abbazia della Vangadizza, poi chiesa plebana, subì nel corso dei secoli restauri e ampliamenti. L’aspetto attuale risale ai lavori del 1700, durante i quali venne ampliata, eseguiti il transetto e l’abside, rifatta la facciata a due ordini architettonici.
Il campanile è del 1600.

Monte Pegni

Monte Pegni

L’edificio, situato all’interno della piazza centrale proprio di fronte alla sede comunale, rappresenta la memoria storica di Badia Polesine essendo oggi sede del Museo Civico “A. E. Baruffaldi”. Fu costruito tra il 1620 e il 1630. Dapprima fu sede dell’archivio comunale e Collegio dei notari e in seguito, fino agli anni Trenta del Novecento, occupato dal Monte dei Pegni.
In origine il palazzo esteticamente era ben diverso dall’attuale; infatti un’antica decorazione a riquadri forniva luminosità e gioco di colori all’interno dell’edificio.

Attualmente il museo non é accessibile per ultimazione di lavori di restauro.

Museo Civico Baruffaldi

Museo Civico Baruffaldi

Una raccolta cospicua di oggetti, foto e documenti, iniziata negli anni ’50 dal prof. Ivan Tardivello, induce a pensare di ordinare tutto il materiale per una “Raccolta Civica”. Nel 1968 il materiale della raccolta Civica viene esposto in Municipio nella Sala del Consiglio e nell’ufficio del Sindaco. Successivamente nel 1973 i vari reperti che già costituiscono le prime sezioni: Risorgimento, Prima e Seconda Guerra Mondiale e oggetti curiosi, vengono trasferiti in due locali della Biblioteca Civica G.G. Bronziero, dove rimarranno fino al 1977. Finalmente dopo la ristrutturazione dell’ex Monte dei Pegni, il 12 giugno 1977 viene inaugurato il vero e proprio Museo Civico. Il Museo Civico è stato intitolato allo storico Antonio Eugenio Baruffaldi, nato a Badia Polesine il 16 dicembre 1862. Importante la sezione che ospita dipinti di artisti badiesi del XIX e XX sec. e l’ “Ultima cena” (234 x 722 cm.) dipinta da Girolamo Bonsignori nel XVI secolo.

Attualmente il museo non é accessibile per ultimazione di lavori di restauro.

Mercato Coperto

Mercato Coperto

L’edificio fu acquistato dal Comune nel 1887 nella allora via Terraglio (attuale Don Minzoni) dai signori Drago di Genova. Lo stabile, denominato Mercato Coperto, fu acquistato per ampliarlo fino a raggiungere la Riviera Adigetto aggiungendo così nuove botteghe nel centro ma soprattutto per dare sede stabile alle scuole tecniche. Dei vari progetti presentati sarà attuato, nel 1888, quello dell’ingegnere Rodolfo Zoppellari.
Nel 1925 l’antico edificio venne demolito per fare posto al nuovo Mercato Coperto in stile gotico-veneziano il cui progettista fu senza dubbio influenzato dal Palazzo Ducale di Piazza San Marco a Venezia. Tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta del Novecento, il Mercato Coperto divenne sede degli uffici finanziari mentre al piano terra l’Amministrazione Comunale ha allestito una Sala Civica intitolata a “Bonaventura Gidoni”.

Oratorio della Salute

Oratorio della Salute

Del 1719, viene eretto dalla famiglia veneta dei Loredan, in ringraziamento per essere scampati ad una pestilenza.
Ha pianta ottagonale. All’interno, uno stupendo altare settecentesco a marmi policromi, attribuito allo scultore Giovanni Marchiori, esalta l’immagine miracolosa della Vergine dipinta a fresco. Dalla parte posteriore dell’altare, attraverso una breve galleria, si accede ad un piccolo santuario, dove era stata dipinta l’immagine della Madonna, ormai quasi scomparsa. All’esterno dell’oratorio figurano alcune statue, tutte di buona fattura; una di esse, quella posta sul pilastro a sinistra della facciata, si conserva in buono stato, ed è da apprezzare per la sua dinamica impostazione. Il campanile del sec. XVIII, copre parzialmente una delle finestre a lunetta dell’oratorio.

Palazzo degli Estensi

Palazzo degli Estensi

Il Palazzo, risalente al 1400, è in stile tardo-gotico e si trova lungo la via omonima, a due passi dall’Abbazia della Vangadizza, e il suo aspetto elegante e ben strutturato, ne ha fatto uno dei simboli di Badia. Guardando alla sua storia, da più parti sembra ormai assodato che il Palazzo fu eretto durante il primo periodo di occupazione veneziana a Badia e che il nome derivi dall’appartenenza dell’edificio forse alla famiglia degli Estensi che, tra il XV e il XVI secolo, vi dimorarono durante la loro permanenza in città. Ricerche più recenti ne attribuiscono la proprietà alla famiglia veneta dei Gradenigo. Da annotare una delle caratteristiche del Palazzo e cioè il coronamento della facciata con gli archetti tipici delle torri merlate medioevali costituite sia dagli archetti stessi, sia dalla merlatura conclusiva sostituita, nel caso del Palazzo degli Estensi, dal tetto con due splendidi camini.

Palazzo Municipale

Palazzo Municipale

Situato nel cuore di Badia Polesine proprio di fronte al Monte dei Pegni poco lontano dalla Chiesa Arcipretale è un Palazzo dalle linee sobrie, con Loggia e Torre Civica. Con molta probabilità la sede municipale esisteva già nella seconda metà del ‘400 quando il veneziano Marin Sanudo, in occasione di uno dei suoi innumerevoli viaggi, annoverava come a Badia Polesine le inquisizioni e i proclami fossero letti e divulgati sotto la Loggia nuova e quindi nel nuovo edificio comunale da poco costruito.
La Notte di Natale del 1595, il Palazzo del Municipio, già del Podestà, fu completamente distrutto da un incendio e con esso bruciò anche il ricco archivio conservato al suo interno. Il Palazzo fu ricostruito verso i primi del Seicento e venne più volte restaurato. L’ultimo grande intervento, del 1985, ha visto il recupero della bella Sala Consiliare decorata a tempera da Amedeo Bianchi nel 1909 per dipingere la quale il pittore badiese si ispirò alla Stanza delle Asse nel Castello Sforzesco di Milano.

Villa Finzi

Villa Finzi

La Villa fu costruita dal Cavalier Emanuele Finzi, nativo del mantovano, che creò a Badia nel 1889, il più grande mulino della zona. La Villa risulta essere rialzata rispetto al terreno circostante esistendo un seminterrato adibito a cantina. Alla Villa si accede percorrendo una piccola ed elegante scalinata che porta direttamente ad una terrazza.
Gli spazi interni sono caratterizzai da ampie stanze decorate che rendono comoda e confortevole l’abitazione. La nobile dimora nasce con un importante giardino sulla facciata principale e con il relativo parco sugli altri tre lati.

La Collezione Balzan tra Ottocento e Novecento
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